category: la mia vita, certezze, i disastri che potrei combinare
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Una traversata transoceanica, lui che mi dà l'indicazione sbagliata, meglio qui no meglio lì, lei che mi attende ritardataria ma sempre in anticipo rispetto ai miei standard, una lunga camminata e infine l'approdo. Una folata di vento caldo e umido, tiro fuori tutto quello che ho, non mi è rimasto proprio niente, striscio e zac. Butto in giro le mie cose non sapendo bene dove metterle nè se quello che ho andrà bene. In ritardo come al solito. E' già tutto cominciato, io non vedo niente e mi vergogno perchè ho paura di calpestare l'incalpestabile, nemmeno mi conoscono chè già mi faccio conoscere. Trovo il mio spazio in un angolino riparato, per non disturbare, e imito le altre che sembrano supermegaesperte. Una ventenne accanto a me. La guardo bene, è una sessantenne lampadata. Sembrava una ventenne, giuro. Più in là c'è la solita sottuttoio di una precisione millimetrica, quasi non avesse fatto altro nella vita. Beato chi ti tromba. Mi guardo e mi sento inadeguata, ma mi adeguerò presto. Del resto ho tutto, non mi manca proprio niente. Organizzatissima. No, ancora inadeguata. Ma giuro, lo sarò solo per poco. Niente sconti per i primi giorni, camminare marsch, come se niente fosse. Non fare espressioni strane, aria indifferente. Lui è matto, ma mi ha visto?! Sorridente e rilassato dice che abbiamo finito.
E il primo giorno di palestra è andato. Alla faccia di chi non ci credeva.













